mercoledì 11 aprile 2012

12 aprile 2012


"Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile"
(L’uomo che piantava gli alberi – Jean Giono)

mercoledì 29 febbraio 2012

How come mere opinions started to affect real life...?

http://www.banksy.co.uk/

"Wake up, you idiots! Whatever made you think paper was so valuable?

There was still plenty of food and fuel and so on for all the human beings on the planet, as numerous as they had become, but millions upon millions of them were starting to starve to death now. The healthiest of them could go without food for only about forty days, and then death would come.

And this famine was as purely a product of oversize brains as Beethoven's Ninth Symphony.

It was all in people's heads. People had simply changed their opinions of paper wealth, but, for practical purposes, the planet might as well have been knocked out of orbit by a meteor the size of Luxembourg." (Galápagos - a novel by Kurt Vonnegut, 1985).

mercoledì 8 febbraio 2012

Iniziative Eventuali 2012


Creatività
nell'arte, una serata che sarà votata ad una riflessione ironica, leggera e onirica, ma indirizzata alla ricerca sempre di un senso che riunisca alto e basso - tutto e tutti... un incalzante cortocircuito di sensi che ciascuno vivrà a suo modo e misura;
in cucina, incontro con un Cuoco stellato che ci mostrerà come nasce un nuovo piatto, da gustare immediatamente e da rifare tra i fornelli di casa nostra... visto che parlare di cucina senza mangiare è frustrante!
Ecologia
in viaggio alla scoperta della fauna marina del nostro Mar Mediterraneo: Testuggini e Cetacei, presentazione del libro da parte dell'autrice;
visita utopica nella bassa pavese ovvero nell'agricoltura di terza generazione ovvero verso la "rinaturalizzazione" delle aree agricole.
Socio-economia
conferenza sulla situazione storico-sociale e sanitaria della Repubblica del Congo con presentazione di fotografie e testimonianze dirette di un medico venegonese;
una tavola rotonda con la partecipazione di esponenti del mondo della politica, del sindacato e dell'industria... come risponderanno alla crisi? compriamo BTP o portiamo i soldi in Svizzera?
Storia
la notte di Halloween ed il processo alle streghe di Venegono, streghe e roghi nel Ducato di Milano, un gruppo di attrici e attori non professionisti... saranno gli uomini a regnare sugli avvenimenti o sono gli avvenimenti che regnano sugli uomini?

SOMETHING'S WEIRD ON THE AIR... STAY TUNED FOR MORE DETAILS!

lunedì 6 febbraio 2012

Da una pedagogia dei carnefici ad una pedagogia dell'Uomo

Primo Levi si chiedeva se questo è un uomo e ognuno di noi potrà giudicare.
Luogo Eventuale vi invita a leggere una riflessione dell'amico Luigi Marcucci.

"La Shoah è il monumento alla pedagogia dei carnefici, se di pedagogia possiamo parlare. Nei campi disterminio del Terzo Reich si è consumato l’epilogo di una tragedia che ha visto i suoi atti dispiegarsi dopo  secoli che hanno preceduto e sostanzialmente permesso questo abominio.
Il monito di Primo Levi «meditate che questo è stato» si fa presente oggi con un’attualità che non conosce pari: in una società multimediale, dove l’informazione è immediata, il rischio dell’oblio è -paradossalmente- enorme. Ma più che l’oblio è da temere il ridimensionamento dei fatti storici che taluni negazionisti vorrebbero offrire, quasi come se lo sterminio di milioni di persone cambiasse di valore con il mutare di prospettiva. Ed ecco che si affaccia con la sua terribile attualità la minaccia che i deportati ad Auschwitz si sentivano dire dai loro aguzzini: «Voi non uscirete vivi da qui, ma se mai doveste uscirne vivi e doveste raccontare quello che avete vissuto, nessuno mai vi potrà credere».  E’ per questo allora che la memoria, da naturale corollario dell’esperienza umana, diventa un imperativo che si rivolge a tutti. La memoria diventa impegno, diventa responsabilità piena e totale:  la barbarie nazista, non è infatti relegabile alla sola Germania, ma investe tutto il vecchio continente: l’Europa di Francesco d’Assisi, Michelangelo, Leonardo, Goethe è diventata l’Europa di Hitler, Himmler e Mussolini. E così come nell’Italia dai mille campanili si è vissuta la storia dei comuni, del Rinascimento e del Risorgimento, così il Belpaese è stato teatro di una delle pagine più buie della storia universale. I rastrellamenti, i ghetti, le deportazioni, le esecuzioni di massa sono accadute anche qui, a casa nostra. E i nostri padri e nonni si sono divisi tra coloro che negli ebrei riconoscevano il volto di un fratello della comune famiglia umana e coloro che ne vedano una figura da eliminare o una fonte di reddito da rivendere ai nazisti ed ottenere così una protezione che aveva prezzo di sangue. E’ per questo che ricordare, anche a distanza di oltre sessant’anni, ha un’importanza vitale: solo la memoria viva ed attiva è premessa perché gli errori del passato non si ripetano. E’ questo,con tutta probabilità, il motivo che ha spinto la Pro Loco di Binago e l’Associazione Luogo Eventuale di Venegono a proporre qualche giorno fa la lettura di alcuni brani nei quali è emerso chiaramente come la Shoa si sia consumata anche sulle nostre strade e nei nostri comuni. E’ stato sufficiente leggere alcune testimonianze per sentire risuonare nomi di paesi, città e quartieri a noi ben noti, che non immaginavamo essere stati così direttamente teatro di morte e deportazione. Auschwitz ha potuto mietere tutte quelle vittime solo perché si trovava al centro di un reticolato con nodi in tutto il continente, Italia compresa, Lombardia compresa, province di Como e Varese comprese.
Come fare perché la memoria possa essere custodita viva? Come fare perché il fumo di Auschwitz sia consegnato al passato in maniera definitiva? Vanno considerate due strade perché due sono le priorità da tenere in primissimo piano: la prima è il ricordo della Shoa quale irripetibile tragedia che ha colpito il popolo ebraico, la seconda è il vigilare perché non accadano tragedie simili a nessun altro popolo.
Ciò premesso,  occorre respingere ogni tentativo di negazionismo o facile pietismo che vorrebbe equiparare tutti i caduti del II conflitto mondiale operando una sorta di amnistia con cui vengono eliminate differenze tra chi è caduto nelle fila dei resistenti e tra chi è caduto tra le fila repubblichine o tedesche. Qualsiasi strumentalizzazione in tal senso è da condannare e respingere quale frutto di un dilagante qualunquismo.
Ma più ancora, occorre contrapporre a quella che abbiamo chiamato pedagogia dei carnefici una pedagogia dell’Uomo, una pedagogia della persona che riconosce in ogni volto un essere umano dallo straordinario valore. Non si può tacere quando si sentono voci che vorrebbero porre gli immigrati, gli extracomunitari e gli “stranieri” su un piano diverso, separato, inferiore. Quando, in virtù di un’identità italiana  o europea da difendere vengono attuati piani per allontanare, relegare o respingere altri membri della comune famiglia umana, occorre alzare lo sguardo e stare pronti perché, forse, il vento di Auschwitz ha solo cambiato nome ed è pronto per rialzarsi con potenza per scagliarsi contro altri esseri umani vittime di altri fratelli che vestono i panni di un immortale Caino."
(Luigi Marcucci)

lunedì 30 gennaio 2012

Dimentichiamoci a memoria la "Giornata della memoria", per ricordarcene tutto l'anno...



For many Italian citizens of Jewish religion their way to death in extermination camps began in our own provinces, coming from every where in Italy not knowing the area, disoriented, running the risk of falling into a trap at any moment.



Faccio pochi passi, alla cieca, precipito in una scarpata. Il sacco attutisce il colpo. Si sente l’acqua di un torrente. Risalgo a fatica il pendio, trovo un piccolo sentiero, scendo e sento alle mie spalle gli altri. Un contrabbandiere ha voluto seguirci: non si è sentito di abbandonare il piccolo Romano. Comincio ad attraversare il torrente che si intravede a malapena su alcuni assi. Un’improvvisa sciabolata di luci: delle urla: un fucile puntato al petto. ACHTUNG! Sono gli svizzeri, alzo le mani e mi volto istintivamente per vedere se ci sono gli altri. Si, ci sono tutti. Romano è stato appoggiato su un sasso, il contrabbandiere è scomparso. Attraversiamo ancora pochi metri e ci troviamo attorno tre o quattro soldati. Parlano tedesco, ma nessun dubbio che siano svizzeri, come sono. Ci fanno salire verso un gruppetto di capanni che si intravedono. Siamo finalmente arrivati dopo un mese di peregrinazioni… (I take few steps, blindly, I fall into a skarp. The bag softens the blow. You can hear the water of a stream. I go up the slope with difficulty, I find a small path, I go down again and I hear behind me the others. A smuggler wanted to follow us: he was not up to leaving little Romano. I begin to cross the stream, which you could barely glimpse, on some boards. A sudden ray of light: the screams, a rifle hold to my chest. ACHTUNG! They are the Swiss soldiers, I raise my hands up and I turn instinctively to see if the others are behind me. Yes, there are all of us. Romano was placed on a stone, the smuggler was gone. We take few more steps and we are surrounded by three or four soldiers. They speak German, but no doubt they are Swiss. They lead us to a handful of huts that can be seen. We finally arrived after a month of wandering...)” - Paolo Ravenna 17 anni, espatriato con il padre Renzo, la madre  Lucia, la sorella Donata di 14 anni e Romano di 8.


Durante il cammino il Ragazzi, interpellato come mai, pur essendo così giovane, non era  militare, rispose: sono una spia dei Tedeschi. Credevamo che scherzasse. Ad un certo punto udimmo degli spari. Quando il maresciallo ci catturò, le guide si allontanarono accendendo la sigaretta come se nulla fosse stato. A Ponte Tresa fummo interrogati dai tedeschi; riferimmo il nome dei Cucchi: i tedeschi sorrisero (Along the way, someone asked Ragazzi why, despite being so young, he was not in the army. He replied: I am a spy for the Germans. We thought he was joking. At one point we heard the sound of gunshots. When the marshal caught us, the guides lit a cigarette as if nothing had happened. In Ponte Tresa the German officers interrogated us and we reported the name of Cucchi’s: the Germans smiled)” - Elena Kugler venne consegnata nelle mani tedesche con la madre e le sorelle Gisella e Maddalena il 2 maggio 1944 dai "passatori".

“Dai fate un altro piccolo sforzo, ci davano la mano oppure il braccio rincuorandoci: fra qualche ora sarete al sicuro, ogni vostro problema sarà risolto. E, infatti, ad un certo punto, prima di arrivare al confine, ci hanno fatto vedere: guardate, basta sollevare la rete e voi siete a posto. Noi di là non possiamo andare, dateci la mezza figurina e buona fortuna. Si giravano ed emettevano un fischio. In quello stesso istante si  accendeva una luce nella casermetta alla  nostra destra, venivano fuori dei militari della finanza e gridavano: -Altolà, siete in arresto!- Eravamo storditi, increduli (-Make another little effort!- they took our hands or gave us their arms, trying to cheer us up. -A few hours and you will be safe, all your trouble will be over- and, in fact, at one point, before arriving at the border, they showed us: -look, you can simply lift the net and you're there. We can not go there, give us the “half sticker” and good luck- They turned around and gave a whistle. At that same moment, a light was lighted from a small barracks on the right, some soldiers came out and shouted -Halt, you are under arrest!- We were stunned, dazed)” - Agata Herskovitz, 20 anni, arrestata assieme al padre e al fratello vicino al confine di Cremenaga il  1° Maggio 1944, traditi dai propri accompagnatori”.

Lo sfortunato tentativo di fuga avvenne alla metà di dicembre e io e mio papà eravamo due milanesi di città,non abituati alla vita sportiva,ma ricordo che correvo, come una pazza, con la mano nella mano di mio papà, correvo su per la montagna e mi sentivo un’eroina e speravamo di farcela, pur attraverso mille disagi. Era una cosa fantastica correre verso la terra della libertà, della speranza, purtroppo poi le  cose andarono diversamente. Infatti, una volta attraversata la frontiera, ad Arzo, l’ufficiale svizzero tedesco non volle sentire ragioni e disse che la Svizzera era piccola e che eravamo impostori e ci rimandò indietro accompagnati dalle sentinelle armate, passando pressappoco per la medesima via che avevamo fatto la mattina. Era una cosa che ci colpiva, non solo perché eravamo in pericolo di morte, ma perché avevamo incontrato una persona insensibile come quella (Our unsuccesful attempt of escape took place in mid-December. My father and I were two town people from Milan, not used to outdoor activities, but I remember that I was running like crazy, hand in hand with my father, I ran up the mountain and I felt like a heroine and hoped to make it, even through a thousand uneasinesses. It was absolutely terrific to run toward the land of freedom, of hope, then, unfortunately, things did not go like we had expected. Actually, once crossed the border at Arzo, the Swiss officer did not want to see reason and said that Switzerland was small and that we were impostors and sent us back with an armed escort through the same route we had passed in the morning. It struck us that we had met such a pitiless person, not only because we were in peril of life)” - Liliana Segre, 13 anni, arrestata con il padre Alberto l’8 dicembre 1943 a Selvetta di Viggiù perchè respinti dalle Guardie di Confine svizzere. Entrambi deportati ad Auschwitz il 30 gennaio 1944. Il padre Alberto morì il 27 aprile 1944.

mercoledì 25 gennaio 2012

Giorno della Memoria


In occasione della "Giornata della Memoria", oltre all'iniziativa in collaborazione con la Pro-Loco di Binago, ricordiamo che a Legnano, presso Palazzo Leone da Perego, e' in corso fino al 19 Febbraio 2012 una mostra dedicata al pittore Zoran Music (Gorizia,1909-Venezia,2005), testimone diretto della Shoah: come il suo amico scrittore e memorialista Boris Pahor (Trieste,1913), tra i primi estimatori del suo lavoro pittorico sull'Olocausto (http://www.spaziartelegnano.com/).
Al contempo si consiglia un click sul profilo tracciato in Wikipedia di Christian Boltanski: un figlio della Shoah, sempre presente nei suoi "memoriali" multimediali e situazionisti (http://it.wikipedia.org/wiki/Christian_Boltanski).

giovedì 19 gennaio 2012

Giorno della Memoria e S.Cirillo d'Alessandria venegonese...

La monofora vetrata che illuminandosi colora un San Cirillo d'Alessandria d'Egitto, si trova in Venegono Superiore presso il santuario di Santa Maria alla fontana; la suddetta finestra è quella posta lateralmente al presbiterio ed è la più prossima all'affresco principale con una luinesca Santa Maria Assunta alla quale l'antica chiesa è dedicata; rispetto alle altre due, con i Santi Benedetto e Francesco che danno sull'Aula assembleare, la prossimità del patriarca vescovo e teologo di Alessandria (370-444 d.C.) alla Vergine si spiega col fatto che questi, al Concilio di Efeso del 431, per contrastare le tesi nestoriane negazioniste della divina maternità di Maria, propose una teoria dell'incarnazione (validata anche dai teologi cristiani d'oggi) che gli valse il titolo di doctor Incarnationis.
Il problema è che questo dotto dell'Incarnazione di Maria, fece la pelle alla filosofa neoplatonica Ipazia (con buona approssimazione fu il mandante dell'omicidio di questa donna pagana ed anticipatrice del pensiero copernicano), perseguitando e sterminando coi suoi parabolani i pagani, i novaziani e gli ebrei! Ecco, forse nella prossima "Giornata della Memoria", passando davanti a Santa Maria, dovremmo ricordarcene!
PS. Ricordiamo inoltre che il sagrato e la via prospicenti la chiesa di Santa Maria, meriterebbero da parte dell'Amm. Comunale una maggiore attenzione e considerazione riguardo il decoro, i posteggi e la fruibilita' pedonale in sicurezza. A quando un fondo dignitoso al posto dell' asfalto? Quanto dovremo attendere ancora per vedere migliorate nella viabilità le più belle tutte le strade intorno al Parco Pratone (v. Pasubio, 25 Aprile e soprattutto v. Roma, delle Missioni, Oberdan, Garibaldi e la pericolosissima via Asiago )? E perchè non dedicare proprio ad Ipazia, Astronoma e Matematica, un Parco Pratone tutto da riqualificare nella sua fruizione (soprattutto estiva)?

lunedì 16 gennaio 2012

Guttuso, Giornata della Memoria e utili memorie di un 150°...

Renato Guttuso a cento anni dalla nascita (Bagheria, 26 dicembre 1911), originario di quella Sicilia dove 51 anni prima sbarcarono i Mille, venne a Venegono Superiore agli inizi degli anni '80 del secolo scorso: l'autore di pittoriche rivisitazioni storiche, come quella, risorgimentale, de "La battaglia sul ponte dell'Ammiraglio", ha anch'egli contribuito a quel novecentesco taglia e cuci o copia-incolla di un Risorgimento degno del Conte Frankenstein...
Il centocinquantenario, se non altro, con tutte le difficoltà a viverlo oltre che a celebrarlo in dialettica condivisione, e' il segnale che di ben altro ora occorre occuparsi con urgenza.
Con una doverosa coda a pochi giorni dalla "Giornata della Memoria": con l'Unita', nell'Italia sabauda lontana dal sogno risorgimentale, circa quarantamila ebrei si videro riconoscere pienamente i diritti civili e politici al pari di tutti gli altri (cittadini ma sudditi del "Nuovo Regno"): fuori dai ghetti, emancipati ma, per uguaglianza, tenuti anche a uniformarsi ai principi e ai codici di un'Italia laica.
La minoranza israelitica tra l'Unita' e la Grande Guerra, riconoscendosi emancipata in quanto borghese ma minacciata in quanto minoranza, si arrocchera' su posizioni che favoriranno proprio quel fanatismo antisemita che di li' a pochi anni condurra' agli stermini di massa (con Hitler: un piccolo dittatore dell'epoca Staliniana!); adottandone gli stessi toni nel modo di guardare a se stessa, come dimostra questo passo da "Settimana Israelitica" del '910, che così invitava gli ebrei italici a frequentare le palestre onde riscattarsi come "stirpe depauperata" da secoli vissuti entro le "mura fetide dei ghetti", per non esser piu' i "poveri e squallidi e smunti ebrei del Medio Evo ma gli ebrei forti energici e bellissimi, domatori di tutte le nevrastenie" (da "Fare gli ebrei italiani. Autorappresentazioni di una minoranza. 1861-1918).
"Giornata della memoria":
momento-monumento, memento-ammonimento, per ricordare un orrore da non rimuovere ma neppure da banalizzare in un evento-appuntamento anniversaristico, celebrativo e stancamente ripetuto di anno in anno quasi fosse un obbligo dettato da un rimorso collettivo.
Meglio sarebbe "dimenticare a memoria" un simile orrore (con espressione presa a prestito da Vincenzo Agnetti), per poterlo ripensare trasformandolo in energie positive ed inclusive.
Meglio sarebbe unirsi e fondere il proprio impegno profondendolo in luoghi ed eventi che per scala e visibilita' consentirebbero di concentrare anziché disperdere attenzione e risorse (per es. a Milano, "Binario 21" http://www.binario21.org/index.htm, le iniziative promosse dalla Comunita' Ebraica con Fond.ne Memoriale della Shoah, Ass. Figli della Shoah, Fond.ne CDEC, ecc.).
Meglio ancora sarebbe schierarsi per uno Stato di Israele libero, autonomo ma pacificatore in un Medio Oriente poco orante, diviso ed orientato assai al conflitto.
Insomma, troppe iniziative su una sola e simile questione, la Shoah, nuocciono proprio alla memoria (come oggi insegnano le neuroscienze).
Non venga fraintesa questa esortativa opinione: ma la conoscenza delle basi neurologiche della "costruzione della memoria collettiva" è, dai tempi di Primo Levi, cresciuta al punto tale da doverci indurre a rivedere le strategie stesse del ricordo e di quello traumatico in particolare; non per dimenticare ma per far sì che il ricordo non ci ancori nichilisticamente ad un passato che non passa... Solo in questo modo, su basi scientifiche -e Primo Levi sarebbe d'accordo come scienziato e come uomo-, sara' possibile sconfiggere qualsiasi tentativo di negazionismo revisionista.

martedì 10 gennaio 2012

Che fine hanno fatto i Mille?

"Fecero l’Italia. E poi, indigesti e spesso incompresi, continuarono a combinarne di tutti i colori. Chi finì in Patagonia e chi a Sumatra. Un gruppo di lombardi deportato in Siberia, altri sbaragliati in Africa, in molti gli emigrati all’estero. Un direttore di giornale assassinato dagli anarchici, parecchi chiusi in manicomio, chi si suicidò in un fiume e chi con una rivoltellata, un ungherese ingegnere tentò invano di realizzare grandissimi canali, un tiratore scelto bergamasco si ridusse a cacciar gatti e un suo compaesano risalì l’Italia con un teatrino di marionette. Vita, morte e miracoli dei Mille, la generazione che non fece solo l’Italia. A 150 anni dalla Spedizione del 1860 ricostruita per la prima volta la grande diaspora dei garibaldini, la migliore gioventù di allora. Ricostruite le vicende di un esercito di idealisti e bastian contrari, dibattuto tra colonialisti e di anticolonialisti, interventisti e pacifisti, ministerialisti e aventiniani. In un affresco dell’Italia unitaria, in cui molti volontari stentarono poi a ritrovarsi".
Le storie personali dei Mille, dimenticate come dimenticato è stato il "vero" Carlo Cattaneo, sono ora raccontate da Paolo Brogi nel libro "La Lunga Notte dei Mille" (Aliberti Editore).
Ed è proprio quel Risorgimento "meno ufficiale", però vivo, fatto di carne, di entusiasmo, di ideali ma spesso anche di destini tragici, che dobbiamo continuare a "dimenticare a memoria" senza più bisogno di un evento "ufficiale".

giovedì 10 novembre 2011

I Cacciatori delle Alpi: Türr István

Un'amica ungherese del Luogo Eventuale, dr. Kovacs Eszter, porta alla nostra attenzione la figura di Türr István, soprannominato l'Intrepido Ungherese, che combatté a fianco di Garibaldi, nel corpo dei Cacciatori delle Alpi, durante la seconda guerra di indipendenza italiana.
Ecco come ci viene raccontata la sua storia:
the war broke out between Austria and Piedmont in April 1859 and Napoleon III declared war on Austria too.
Cavour's initial plans called for the creation of an Hungarian legion on Italian soil and the opening of a second front in Hungary. Hungarian agents were dispatched to secure the participation of the Romanian and Serbian principalities in the impending war, and to win their assistance for persuading Serbs and Transylvanian Romanians to join a Hungarian war of independence.
Colonel Türr fights in Garibaldi's division, Hunters of the Alps, a voluntary army poorly equipped, in which the courage of men very often replaces the regular military training.
In the Italian army there is an urgent need for Türr's military tactics knowledge and Garibaldi immediately notices his colonel's remarkable skills, because the beginning of the war was not encouraging: the Austrian military force has deeply invaded onto Piedmont area. Viktor Emanuel called Garibaldi in and entrusted him with the capital's protection if the Austrian advance continues.
Garibaldi has to hold back the Austrian military forces; that is why he was assigned the task to march with his volunteers into Alps and to creep in from north onto Lombardy area.
Türr István was so valiant in battles that his comrades named him "the fearless Hungarian" (l'Intrepido Ungherese).
When he got seriously wounded in the hard fights around Brescia, general Garibaldi wrote: "...colonel Türr leaded his people-nation in an attack against the enemy which answered with thick shootings and he broke down on a bushy slope forcing back the enemy until the bridge. In those moments Türr was galloping onto the edge, with his raised head, shouting orders with a sword in his hand: «The first and the fourth battalions! Leave onto an attack»".
In fact there was just one battalion behind Türr, but to trick the enemy he shouted the name of two.
Türr István, seriously injured, was taken into the Feneroli Palace, where it was almost necessary to chop up his arm.
Garibaldi heard about Türr’s serious wounds and sent this letter to his colonel: "My most kind friend! Hungarian blood flowed for Italy, and the fraternity, that has fasten two folks in one, would always keep us together. Your blood leaked for the fraternity, - a heroic blood of yours. I will be deprived of my brave brother-in-arms and my friend for a while, but I hope I may see you again on my side in order for us to lead our youthful soldiers to a victory as soon as possible".

In September 1861, Türr married in Mantova the niece of Napoleon, Wyse-Bonaparte Adel, he also got the Grand Cross Valiant of Italian Royal Order and died on the 3rd of May 1908, in Budapest, at the age of 64.


Busto di Garibaldi a Budapest, raffigurante la stretta di mano tra Garibaldi e Türr István.

mercoledì 19 ottobre 2011

Prossimi Appuntamenti con il Luogo Eventuale


Due nuovi appuntamenti con il Luogo Eventuale che riproporrà "Garibaldi e Varese - Drammatizzazione delle vicende garibaldine nel territorio insubre fra gli anni 1848 e 1859":
1) venerdì 4 novembre 2011 ore 20:45 a Cairate (VA) su invito del Gruppo consigliare "Scegliamo il Futuro";
2) venerdì 18 novembre 2011 ore 20:45 a Tradate (VA) - Via Mameli n. 13 presso la sede dell'Associazione "UNITRE".

venerdì 23 settembre 2011

Concerto per l'Unità d'Italia


Musica e Parole per l'Italia unita

Concerto organizzato dalle Associazioni culturali "Luogo Eventuale" e "Sui Sentieri della Musica", con la pianista Lorena Portalupi che eseguirà uno studio di musiche risorgimentali (http://www.youtube.com/watch?v=CpiECXMjEE4) ed un'intervista al musicologo Adriano Bassi che presenterà il suo libro "Fratelli d'Italia. I grandi personaggi del Risorgimento, la musica e l'unità" - Ed. Paoline (http://www.paoline.it/ecommercedettaglioAutore.aspx?id=1812).

martedì 23 agosto 2011

Ipposidra

Il barcone trainato dai cavalli lungo dei binari è l'Ipposidra, ideata, disegnata e realizzata da Carlo Cattaneo tra il 1844 ed il 1858; un esempio di multimodalità tra fiume (Ticino) e ferrovia, avanzata per quei tempi, oltre che di  ingegnosità e concretezza.
Il disegno del Cattaneo, qui riportato, è stato donato alla LIUC di Castellanza dalla signora Antonella Candiani.
Dell'Ipposidra (nome chimerico derivante dall'accostamento dei due termini greci che significano cavallo e acqua), lungo il suo percorso da Tornavento a Sesto Calende, resta ben poco, così come ben poco in concreto ci resta di quel pensatore capace di concepire e finanziare opere attente alle esigenze territoriali.
L'Ipposidra era una ferrovia decisamente particolare: fu realizzata nel 1858 per trasportare le barche provenienti da Milano, facendole trainare da cavalli, sui tratti non navigabili del fiume Ticino. L’opera, unica in Europa e impiegata fino al 1865 per congiungere via terra Tornavento (frazione di Lonate Pozzolo) e Sesto Calende venne ideata da Carlo Cattaneo.
Sulla sponda lombarda del Ticino sono tuttora visibili i resti dell’Ipposidra, la cui realizzazione costò all’epoca un milione e 700mila lire austriache.
A ben altri suoi omonimi sono invece oggi affidate le sorti, forse poco magnifiche e progressive, dei trasporti e delle infrastrutture lombardesche... tanto che dopo la "diaspora lombarda" che fu, oggi se ne rischia un'altra assai più devastante.

venerdì 15 luglio 2011

Risorgimento ritratto dal Vela

2011
Non solo anno del centocinquantenario italico
ma anche anno della chimica e del centenario artusiano


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Il Prof. Fabio Minazzi - docente presso l'Università dell'Insubria e assai noto anche in Ticino - annovera Carlo Cattaneo tra gli esponenti storici di primo piano del "razionalismo critico europeo":
“Psicologia delle menti associate” (Lugano, 1866): “L’occhio non poteva trovarsi armato (del telescopio) e guidato, se non in virtù di una lenta preparazione alla vita sociale. Quell’atto è l’ultima risultanza del lavoro delli avi e dei posteri: essa è l’opera di più generazioni associate”;
“La natura aveva già stabilito fra una gente e l’altra una disparità di condizioni, secondo la disparità delle cose utili o nocive e dei luoghi e dei climi. Le singole genti nelle loro singole patrie non potevano avvedersi se non di ciò che ella vi avesse posto. La presenza di certi frutti ovviamente alimentari e di certi animali o più mansueti o più feroci, il complesso d’una terra o d’un clima, d’una flora e d’una fauna, dettavano adunque agli aborigeni una serie di atti di attenzione coordinata alla serie delle più immediate necessità; e tanto quivi inevitabile quanto impossibile altrove. E così gli aborigeni dovevano costituire nelle singole regioni native le singole parti d’una superficiale analisi dispersa a frammenti su tutta la terra abitata. La rimanente natura giacque inosservata e indistinta. Era nel genere umano come s’ella non fosse”.

Dell’insurrezione di Milano nel 1848” (Lugano, 1849): “Ora, tutte le istituzioni in Italia hanno da tremila anni una radice di repubblica; le corone non vi ebbero mai gloria. Roma, l’Etruria, la Magna Grecia, la Lega di Pontida, Venezia, Genova, Amalfi, Pisa, Fiorenza, ebbero dal principio repubblicano gloria e potenza. Mentre in Francia il vocabolo di repubblica suona tuttavia straniero, nella istoria d’Italia risplende ad ogni pagina, s’intreccia alle memorie del patriziato e della chiesa; sta nelle tradizioni delle genti più appartate. Gridar la repubblica nelle valli di Bergamo o del Cadore è così naturale come gridare in Vandea viva il re! L’avversione d’una parte dei nostri patrizii per la repubblica è cosa di recente origine; provenne loro dalli stranieri; e per effetto d’avvenimenti che appartengono alla patria nostra. La repubblica era dunque all’usurpatore di Genova più pericolosa vicinanza che non fosse il cognato suo l’arciduca. Pare anzi certo che in un manifesto a tutte le corti d’Europa il re attestasse, che invadendo il lombardo-veneto, egli intendeva solo d’impedire che vi surgesse una repubblica, la quale poi di terra in terra, e per mera virtù d’imitazione, avrebbe abbracciato tutta la penisola. Temeva però del pari che vi si annidasse qualche nuovo principe."


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Tra i personaggi effigiati da Vincenzo Vela ricordiamo anche Tommaso Grossi (Bellano, 1790 - Milano, 1853), poeta e scrittore tardoromantico e prerisorgimentale, ritratto dal Vela a figura intera; un appartenente a quella "linea lombarda" delle lettere, confluente nella "linea passionale" ed eroica del risorgimento: quella che alimentò non poca retorica celebrativa e patriottarda post-risorgimentale ma che nel corso degli eventi trovò sincera e schietta incarnazione in volti e figure emblematica come quella di Garibaldi. Estensore dell'atto di fusione del Piemonte con la Lombardia nel 1848, dopo la Prima Guerra d'Indipendenza, fu autore de "I Lombardi alla Prima Crociata".


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Lettera di Garibaldi a Bertani”, Salemi (13 maggio 1860):
“Spinto nuovamente sulla scena degli avvenimenti patri, io lascio a voi i seguenti incarichi: Raccogliere quanti mezzi sarà possibile per coadiuvarci nella nostra impresa. Procurare di far capire agli Italiani, che se saremo aiutati dovutamente, sarà fatta l’Italia in poco tempo e con poche spese; ma che non avranno fatto il loro dovere, quando si limiteranno a qualche sottoscrizione. Che l’Italia libera di oggi, in luogo dei centomila soldati, deve armarne cinquecentomila; numero non sproporzionato alla popolazione… Che ovunque sono italiani che combattono oppressori, là bisogna spingere gli animosi e provvederli del necessario per il viaggio. Che l’insurrezione siciliana non solo in Sicilia bisogna aiutarla, ma nell’Umbria, nelle Marche, nella Sabina, nel Napoletano, ecc. dovunque sono nemici da combattere… Il nostro grido di guerra sarà: Italia e Vittorio Emanuele e spero che anche questa volta la bandiera italiana non riceverà sfregio”.

Lettera di Cavour a Ricasoli”, Torino (16 maggio 1860):
“Garibaldi è sbarcato in Sicilia. E’ gran ventura che non abbia dato seguito al pensiero d’attaccare il Papa. Che faccia guerra la Re di Napoli non si può impedire. Sarà un bene, sarà un male, ma era inevitabile. Garibaldi trattenuto violentemente sarebbe divenuto pericoloso all’interno. Ora cosa accadrà? E’ impossibile il prevederlo. L’Inghilterra lo aiuterà? E’ possibile. La Francia lo contrasterà? Non lo credo. E noi? il secondarlo apertamente non si può, il comprimere gli sforzi individuali in suo favore, nemmeno. Abbiamo quindi deciso di non permettere che si facciano nuove spedizioni dai porti di Genova e di Livorno, ma di non impedire l’invio di armi e di munizioni, purché s’eseguissero con una certa prudenza. Non disconosco tutti gli inconvenienti della linea mal definita che seguiamo, ma pure non saprei segnarne un’altra che non ne presenti dei più gravi e più pericolosi”.


Lettera di Vittorio Emanuele a Garibaldi”, Torino (22 luglio 1860):
“Caro Generale, Lei sa che allorquando Ella partì per la Spedizione di Sicilia non ebbe la mia approvazione: ora mi risolvo a darle un suggerimento nei gravi momenti attuali, conoscendo la sincerità dei suoi sentimenti verso di me. Per cessare la guerra fra Italiani e Italiani io la consiglio a rinunziare all’idea di passare con la sua valorosa truppa sul continente Napoletano, purché il re di Napoli si impegni a sgombrare tutta l’isola e lasciare liberi i Siciliani di deliberare e disporre delle loro sorti. Io mi serberei piena libertà d’azione riguardo alla Sicilia, nel caso che il Re di Napoli non volesse accettare questa condizione. Generale, ponderi il mio consiglio e vedrà che è utile all’Italia, verso la quale ella può accrescere i suoi meriti, mostrando all’Europa che, come sa vincere, così sa fare buon uso della vittoria”.

Lettera di Garibaldi a Vittorio Emanuele”, Milazzo (27 luglio 1860):
“Sire, la M.V. sa di quanto affetto e riverenza io sia penetrato per la sua persona - e quanto io bramo di ubbidirla - però V.M. deve ben concepire in quale imbarazzo mi porrebbe oggi un’attitudine passiva, in faccia alle popolazione del continente Napoletano, ch’io sono obbligato di frenare da tanto tempo - ed a cui ho promesso il mio immediato appoggio. L’Italia mi chiederebbe conto della mia passività e credo che ne deriverebbe immenso danno. Al termine della mia missione io deporrò à piedi di V.M. l’autorità che le circostanze mi hanno conferito e sarò ben fortunato di ubbidirla per il resto della mia vita”.


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Storia di dodici anni narrata al popolo italiano”, Giacomo Lombroso e Davide Besana, Milano (1866):
“Se duro fu mai sempre per una nazione il giogo impostole da un’altra nazione, perciocché ingenito sia nell’uomo il sentimento della propria indipendenza, doveva esserlo viemmaggiormente all’Italia, - che generò l’incivilimento di tutta Europa e fu a così dire la madre di tutte le nazioni, - il servaggio impostole da un popolo da secoli e secoli apportatore di barbarici feudali ceppi; da un popolo, strano miscuglio di culti, di lingue e di stirpi, - gotico aggregato di Nordiche torme - avido di rapine e di sangue, cui solo la verga poteva alquanto imbrigliarne gli eccessi; da un popolo sfrontato e senza pudore, che cacciato tante volte per impeto d’armi e di popolare giusto furore, piombava di nuovo ed irrompeva sulle nostre terre, guidate da duci spietati, inumani, feroci, onde prendervi stanza e gravitare su’ nostri destini, sulle franchigie, sulle coscienze, e fino sulle più tenere, più sante, più calde nostre aspirazioni, per soffocarle, per ispegnerle”.

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Giuseppe  Mazzini (Genova, 1805 - Pisa 1872) Significativamente assente al Vela, presenza significativa ma come fantasma tra i fantasmi di gesso, parla agli Italiani e soprattutto agli uomini della modernità.
Agli Italiani” (Genova, 1853):
“Io considero - e noi tutti consideriamo - il federalismo come la peste maggiore che possa, dopo il dominio straniero, piombar sull’Italia: il dominio straniero ci contende per poco ancora la vita; il federalismo la colpirebbe d’impotenza e di condanna a lenta e ingloriosa morte in sul nascere. Rampollo d’un vecchio materialismo che è incapace d’affermare la collettiva unità della vita, non può coll’analisi scoprirne se non le manifestazioni locali e ignora la Nazione e i suoi fati, il federalismo sostituisce al concetto della missione d’Italia nell’Umanità un problema di semplice libertà e d’un più soddisfatto egoismo. Senza base di filosofia: - senza teorica d’antecedenti storici in Europa, dacchè tutte le federazioni non furono nel passato che concessioni imperfette alla tendenza unitaria, cadute, appunto perché imperfette, ogni qualvolta si scontrarono con l’unità già ordinata: - senza argomenti d’analogia nel presente, dacchè delle due sole confederazioni esistenti, la Svizzera e l’America, questa rappresenta la sola unità possibile tra i paesi di un continente intero, quella, formata per aggregazione successiva, rappresenta, la sola unità possibile tra popoli di lingua, razza, e di credenze diverse”.

I doveri dell’uomo” (Londra, 1860):
L’avvenire, della Patria e vostro, voi non lo fonderete se non liberandovi da due piaghe che oggi purtroppo, spero per breve tempo, contaminano le classi più agiate e minacciano di sviare il progresso Italiano: il Macchiavellismo e il Materialismo. Il primo, travestimento meschino della scienza d’un Grande infelice, v’allontana dall’amore e dall’adorazione schietta e lealmente audace della Verità: il secondo vi trascina inevitabilmente, con il culto degli interessi, all’egoismo ed all’anarchia”.


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Piero Calamandrei, 26 gennaio 1955, Milano - Salone degli Affreschi della Società Umanitaria
“Nella nostra costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie son tutti sfociati qui, in questi articoli e, a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane.
Quando io leggo nell’articolo 2 “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, o quando leggo nell’articolo 11 “L’Italia rifiuta la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, la patria italiana in mezzo alle altre patrie”, ma questo è Mazzini, questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’articolo 8 “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”, ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’articolo 5 “La Repubblica unica e indivisibile riconosce e promuove le autonomie locali”, ma questo è Cattaneo!
O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate s’informa allo spirito democratico della Repubblica, esercito di popolo”, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo all’articolo 27 “Non è ammessa la pena di morte”, ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!
Grandi voci lontane, grandi nomi lontani, ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione!”.